06 maggio, 2021

Quando ero militare, 25° puntata (sottotitolo: Paolo Fai, dalla Valtellina con furore)

Con oltre mille chilometri in linea d'area Paolo Fai era il commilitone "per nulla raccomandato" della nostra caserma.
Lui proveniva dalla Valtellina, e nella sua famiglia gestivano alcuni TIR di trasporto merci, almeno così raccontò.
Paolo stava permanentemente in "drop", e non usciva quasi mai nelle ore di permesso pomeridiano/serale.
Unica sua attività serale era ogni tanto andare a mangiare la pizza, perchè ci diceva che da lui così buona non l'aveva mai mangiata.
Poi "impazzì" per la rosticceria catanese, si innamorò prima degli arancini, ma era "pazzo" delle cipolline. E la rosticceria catanese divenne la sua passione.
Ma restava sempre in zona; usciva in drop andava a prendere qualcosa e rientrava in caserma a mangiare.
Paolo era silenzioso, stava quasi sempre in disparte, ma ci faceva grandi cortesie, ovvero faceva lui al posto nostro le "guardie", ma voleva solo che gli portavamo una pizza o un paio di pezzi di rosticceria.
Un giorno il tenente colonnello che era il suo diretto superiore lo sgridò, e lì Paolo cominciò a parlare in dialetto, che nessuno comprese ed il tenente colonnello gli disse "cecca di parrari in italiano" (traduzione "cerca di parlare in italiano"), ma glielo disse in siciliano e lui, con accento valtellinese rispose "mica l'ho capito che mi voleva dire", un colpo di tacchi ed andò via.
Il tenente colonnello gli gridò dietro, sempre in siciliano, "veni ccà, annunca non ti fazzu nesciri cchiui!" (traduzione "vieni qua, altrimenti non ti faccio uscire più).
Ma Paolo Fai rispose, sempre in valtellinese "e tanto chi esce qui, che vengo da mille e più chilometri?".
Per Paolo la vita di caserma continuò così fino al congedo, e con noi sempre gentilissimo.
Noi lo soprannominammo "il meno raccomandato di tutti" e gli dicevamo sempre "Paolo che cxxxo ci Fai qui".

... domani continua ...
 

Le controversie sui confini, 2° puntata

Il mio primo incarico da CTU avvenne nel 1987, quando il Pretore di Noto mi nominò per dirimere una lite su di un confine.
Due agricoltori, nella zona di Avola, litigavano perchè ognuno rivendicava il muro di recinzione posto fra i due appezzamenti di terreno.
Il muro era stato realizzato tantissimi anni prima dai loro genitori, ed era un muretto realizzato con i classici blocchetti di pietrame della zona.
Ebbene, nonostante tutti i riferimenti descritti negli atti riportavano quel muro quale confine fra i due appezzamenti, la lite inizia allorquando il muro in più parti comincia a cadere nel fondo dell'altro, a causa di svariati urti sul muro stesso da parte di macchine agricole operatrici.
Da lì la lite, su chi avrebbe dovuto sistemare il muro; ognuno dei due non ne rivendicava la proprietà ed addossava all'altro l'onere della riparazione.
In realtà la riparazione era veramente ben poca cosa, visto che poteva essere effettuata con nemmeno una giornata lavorativa di due operai, in considerazione del "danno".
Ma i due fecero una lite giudiziaria perchè alla base c'erano vecchie ruggini fra loro, ruggini che uscirono fuori durante le operazioni peritali, tant'è che prima uno, seguito dall'altro, cominciarono a "staccare" dei blocchetti di pietrame dal muro ed iniziarono a lanciarseli addosso. Uno contro l'altro, iniziando ad insultarsi pesantemente.
E tutto per "quattro pietre".
Gli avvocati presenti tentarono di calmare gli animi, ma non ci fu nulla da fare. Il lancio dei blocchetti terminò, ma i toni continuarono ad alzarsi.
Lì dissi a tutti che sospendevo le operazioni peritali, redassi il verbale e riconvocai per altra data solo i tecnici di parte, al fine di procedere alle verifiche per espletare il mandato.
 

La festa di S'Alfio a Trecastagni

Questo è il secondo anno che non si svolge la festa di Sant'Alfio, festa che raccoglie la partecipazione di migliaia e migliaia di fedeli.
L'ho criticata per come è stata organizzata, ma soprattutto perchè i disagi di noi che abitiamo vicino al Santuario sono stati sempre tenuti in scarsa scarsissima considerazione.
Ma la festa, ammetto, mi manca.
Era un momento di pausa, di riflessione, di pensiero. Era un momento che faceva tornare Trecastagni al centro dell'interesse di tutta la provincia di Catania e non solo, un momento che non aveva appartenenze politiche, ma solo devozione.
Molte cose potrebbero essere migliorate nella conduzione della festa, e forse questi "stop" forzati faranno riflettere un pò.
Ma la festa manca, manca a tutti, sia a quelli che la vivono da devoti, sia a quelli che la vivono come momento economico (bancarelle ed altri operatori commerciali), sia a chi la vive con i disagi di una festa (troppo) lunga, ma che animava la nostra piccola città, fra le basole di pavimentazione lavica e i rintocchi delle campane.


 

05 maggio, 2021

Quando ero militare, 24° puntata (sottotitolo: l'inviato speciale ... alle poste)

A Catania eravamo in tutto una ventina di soldati, ed uno di questi era addetto alle Poste, cioè ogni giorno usciva per andare al Distretto Militare per consegnare e/o ritirare documenti; inoltre aveva il compito di andare all'Ufficio Postale a ritirare o spedire le raccomandate.
Questo ragazzo usciva alle 8.30 e non lo vedevamo più durante il giorno, ma solo la sera, al rientro.
Così un giorno gli chiesi dov'è che andava tutto il giorno.
Lui candidamente mi disse "con questo incarico esco, vado in motorino al Distretto, in mezz'ora sbrigo tutte le cose che ho da fare, poi vado alla Posta, e massimo alle 10.30/11.00 sono libero; torno a casa e rientro la sera".
E lui ogni giorno faceva questo.
Certo gli uffici postali nel 1985 non avevano il carico di lavoro di adesso ed inoltre ce n'erano stranamente molti di più, quindi il lavoro veniva "spalmato" su più uffici periferici.
Accadde che questo commilitone era in licenza, così mi venne la curiosità di provare "l'ebrezza" di fare per un giorno "l'inviato speciale" alle Poste.
Mi proposi al tenente colonnello e ... uscii dalla caserma con tre raccomandate da fare ed alcuni plichi per il Distretto Militare.
A bordo della mia Panda 30, quella bicilindrica con le balestre posteriori, mi recai al distretto, fra i sobbalzi per le "scaffe" e il traffico della città.
Arrivato al Distretto Militare in effetti lì impiegai veramente poco tempo, consegnai i plichi e ne ritirai altri in nemmeno una ventina di minuti, "quattro timbrate" e via.
Uscito dal Distretto Militare notai che lì non segnavano in nessun posto l'orario di arrivo e quello di uscita, perchè questo spostamento veniva inquadrato fra le attività ordinarie di caserma, bastava mostrare il "pass" ricevuto al Consiglio di Leva e Selezione, con tanto di timbro e firma del Tenente Colonnello.
Mi recai al primo ufficio postale che incontrai per la strada, ed anche lì per fare le tre raccomandate impiegai poco tempo, anche perchè l'ufficio postale era semi deserto.
A quel punto il dilemma: torno a casa e rientro stasera in caserma, o rientro adesso?
Il dilemma, però, durò pochi secondi, perchè visto che non avevo un orario di rientro imposto, feci esattamente come faceva l'altro commilitone, del resto uno delle prime cose che si pensava ogni giorno quando si faceva il servizio militare era quello di tornare a casa.
Tornai a casa, in divisa però, e pranzai lì. Ovviamente nel pomeriggio andai allo studio Sardo e ... rientrai in caserma la sera, dopo essere tornato a casa ed aver cenato lì.
Rientrato in caserma tutti mi chiesero dove fossi stato tutto il giorno, ed io "alle Poste", e qualcuno "tutto il giorno?" ed io "c'era una confusione ..." e qualcuno disse "raccumannatu!", ed io risposi "perchè tutti noi che siamo qui, non siamo raccomandati?".
Ecco che spunta Paolo Fai ... che in valtellinese dice "io no!".

Ma questa la racconto domani.

... domani continua ...

Le controversie sui confini, 1° puntata

Può un confine generare una lite legale?
Si, certo, anzi molte delle controversie legali sono proprio sulla esatta individuazione dei confini.
Ma prima di scrivere qualcosa su questo, vorrei segnalare un fatto strano.
Una pietra di confine fra la Francia ed il Belgio, posizionata nel 1819, dà fastidio ad un agricoltore, perchè ostacolava il percorso con la trattrice.
Così l'agricoltore scende dalla trattrice e sposta la pietra.
Senza saperlo sposta il confine fra Francia e Belgio, che ovviamente per questo "piccolo atto" non vanno in guerra; forse in altri periodi si sarebbe potuta scatenare anche una guerra.
La cosa viene scoperta da un appassionato di storia che passeggiava fra i boschi nella zona dove vennero posizionati i confini dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo.
Interviene, quindi, il Sindaco della città che invita l'agricoltore a riposizionare la pietra nel suo luogo originario e lo avvisa che ... potrebbe anche avere conseguenze penali.
E, in questo caso, la questione sui confini, stavolta fra due nazioni, finisce qui, con una "tirata d'orecchie" all'agricoltore.

La favola del ponte sullo stretto di Mesisna

La favola del ponte sullo stretto di Messina torna a "tenere banco" sulla scena politica, ma è sempre la stessa storia. Si parla di una cosa che si sarebbe potuta realizzare da tantissimi anni, ma che in realtà non si fa e non si farà mai.
E ogni tanto la si butta là, solo per rinnovare l'attesa di molti, ma soprattutto illudere che la politica su questa vicenda "sta facendo". Eh, si, sta facendo solo chiacchiere.
Sarebbe il caso, ormai, di archiviare questa storiella, tanto serve solo a recuperare solo una manciata di voti in tempo di elezioni.

04 maggio, 2021

Quando ero militare, 23° puntata (sottotitolo: Fabrizio Poidomani e la carta igienica)

Mettetevi comodi e state tranquilli: questo post non è vietato ai minori di anni 18, ma lo può leggere anche un bambino di prima elementare.
In caserma a Catania c'era un ufficiale, di cui non riporto il cognome nè il grado così non è individuabile se non da noi che eravamo lì, che pian pianino a casa sua si portava un pò di tutto, e non erano solo le penne BIC, ma proprio un pò di tutto.
E lo scoprimmo in modo strano.
Un giorno questo ufficiale venne tutto arrabbiato sbraitando ed inveendo contro Fabrizio Poidomani dicendo "quando la finite di portarvi a casa la carta igienica è sempre troppo tardi! Chi si è preso la carta igienica?".
Io e Fabrizio ci guardammo negli occhi stranizzati e rispondemmo "la carta igienica?", e lui "sì, la carta igienica dalla sgabuzzino!".
E  noi "signor xxxxx" (evito di indicare il grado) "ma nessuno di noi due!".
E lui "manca anche una scopa ed una paletta!"
E noi "ma signor xxxxx, nessuno di noi!"
E lui incalzò ancora "manca la carta igienica! Avanti chi di voi si è preso la carta igienica!".
Poi uno perde la pazienza e Fabrizio, che proviene da una famiglia di imprenditori "illuminati", così come anche lui lo è, e da una famiglia di persone perbene, stette attonito ad ascoltare.
Chi conosce Fabrizio, così come tutta la sua famiglia, sa che è uno che non ostenta MAI, che opera in silenzio e nel massimo della modestia, ma proprio non riuscì a calarsi quelle accuse incalzanti, come a me non piacquero affatto.
Ebbene lui disse, sottovoce all'ufficiale "signor xxxxx guardi che io posso comprare una fabbrica di carta igienica", e lo disse solo perchè eravamo noi tre e nessun altro ad ascoltare, proprio per quella educazione che lo contraddistingue, ma l'ufficiale quella frase gliela strappò di bocca con il suo comportamento, mentre io risposi, in modo più impulsivo, "signor xxxxx ma che ci conta a noi della carta igienica, perchè non cerca nelle macchine dei suoi colleghi?".
L'ufficiale sbottò ed andò via.
Dopo un pò di tempo quell'ufficiale ci chiese di andare a a casa sua per aiutarlo a sistemare una cosa, durante l'orario d'ufficio della caserma, e ... giunti lì ... scoprimmo che tutta la sua casa era "adornata" da quel "perlinato" che campeggiava in caserma, quel perlinato che si appoggia sulle pareti per evitare che si possa vedere l'umidità delle pareti stesse.
E quindi chi si portava le cose a casa?
Quel giorno capimmo il perchè della domanda sulla carta igienica: forse a casa sua l'aveva finita e non ne trovava abbastanza in caserma ...

... domani continua ...