sabato 18 maggio 2013

Le strade siciliane

Segnalo un interessante articolo di andrea Lodato (clicca qui), che per comodità di lettura riporto con "copia/incolla" di seguito.
In Sicilia si punta sulle strade  di Andrea Lodato
ma tra ritardi e risorse sparitedi Andrea LodatoInaugurata la rampa di Giostra della autostrada Messina-Palermo, l'appalto era partito quindici anni fa ed era propedeutica al ponte sullo Stretto
La rampa di Giostra, autostrada Messina-Palermo, alleluja. Tutto cominciò nel 1977, sedici anni fa, idea, progettazione, appalto. Poi è passato il solito tempo biblico, tra soldi finiti, ritardi, inciampi burocratici, lentezze strutturali. Ma oggi si taglia il nastro e sorride l’Anas dell’Amministratore unico, Pietro Ciucci, che può ricordare che loro sono subentrati appena tre anni fa nel procedimento e da allora l’iter è stato accelerato e adesso lo svincolo tanto atteso c’è. Svincolo che servirà ad alleggerire il traffico urbano di Messina, certo, ma i tecnici che guardano dalla rampa verso il basso, cioè verso la città, il mare e la Calabria, spiegano che queste sette rampe realizzate tutte su viadotti alti sino a 60 metri e costate alla fine 104 milioni, facevano parte nell’idea iniziale delle opere propedeutiche al Ponte sullo Stretto. Il Ponte che non si farà. Perché mentre da Roma il ministro delle infrastrutture Lupi (che era atteso qui con il collega D’Alia, ma entrambi hanno dato forfait) ridice che quell’opera oggi per questo governo che deve affrontare l’emergenza «non è una priorità», Ciucci aggiunge: «Nei giorni scorsi ho ricordato che, in linea generale, se pensiamo ad un moderno sistema dei trasporti che unisca l’Europa con la nuova rete, mi sembra naturale che si consideri importante il Ponte. Forse l’Italia dovrebbe cominciare a fare scelte sue autonome e non vincolate da ciò che pensano gli altri, Europa compresa quando si tratta di opere che interessano prioritariamente il Paese».


Insomma, Ciucci e l’Anas sul Ponte avrebbero continuato a puntare, solo che, dice qui in giro qualcuno, Monti ha fatto quel che alcuni governi precedenti non avevano avuto il coraggio di fare: ha chiuso la società del Ponte per tirar fuori dalla cassa quel che c’era, perché aveva bisogno di quattrini per tenere a galla l’Italia. Così addio Ponte. Ma siamo qua ad ammirare le sette rampe di Giostra e a cercare di capire se in tempi magari più ragionevoli qualcosa altro potrà essere aggiunto alla nostra dotazione infrastrutturale, visto che dal sistema dei trasporti dipende anche buona parte dello sviluppo dell’economia. Ciucci porta con sé la consueta carpetta da cui tira fuori progetti, appalti, finanziamenti e conferma che l’Anas la sua parte la sta facendo.

«Stiamo lavorando - spiega - sulla “640” di Porto Empedocle, nella Agrigento-Caltanissetta-A19, con un investimento di 500 milioni e un altro per un tratto successivo di 990. Proseguono i lavori sulla Nord-Sud sui lotti B4a e B4b, per oltre 130 milioni e stiamo lavorando sulla Licodia-Libertinia, sulla Palermo-Sciacca, e molti altri interventi sono in corso o stanno per essere avviati. Con un investimento dell’Anas per quasi 7 miliardi».

Insomma per l’Anas molti lavori in corso, ma i problemi non mancano. Perché sulla Agrigento-Caltanissetta nel tratto di Porto Empedocle il cantiere è fermo da un anno, anche se tutti promettono una rapida ripartenza e Ciucci spiega che, per quanto riguarda l’Anas, i lavori su quella direttrice prioritari non si sono mai fermati. Per la Nord-Sud, la Santo Stefano di Camastra-Gela, si lavora solo nei cantieri della Tecnis-Cogip, primo lotto. Nel secondo lotto c’era la Sigenco, che ora è in concordato in tribunale e dalla sera alla mattina i cantieri sono stati chiusi, mentre per i lotti 3 e 4 i sindacati hanno denunciato che i 490 milioni di fondi sono per il momento scomparsi tra le pieghe della rimodulazione del Fas che sta facendo la Regione.

A che punto è questa procedura, anzi? Si lavora, anche se avere dovuto affrontare questo nuovo iter ha finito non solo con il ritardare tutto, ma ci ha costretto e sta costringendo la Sicilia a passare per l’ennesima volta sotto dalle forche caudine delle verifiche dell’Unione Europea. Il che genera ulteriori problemi, ma anche tagli, perché avere perduto risorse e non avendo fondi per potere affrontare i cofinanziamenti, ci hanno portato a chiedere a Bruxelles di aumentare la quota Ue del 50%. Ci hanno detto sì, ma mica ci danno più soldi, no. Per avere quel confinanziamento maggiorato bisogna tagliare opere. E sono in tanti a tremare.

Per le prossime settimane si attende, per esempio, l’ok agli appalti per i lotti 6, 7 e 8 della Siracusa-Ragusa-Gela, solo che Palermo attenderebbe ancora la documentazione autorizzativa di Bruxelles, senza la quale non potrà essere firmato nessun via all’appalto, dunque ai lavori. E anche qui si gioca sul filo del terrore, perché l’obbligo con l’Europa è che tutto parta entro il 31 dicembre 2015, pena la revoca dei finanziamenti. I tecnici della Regione stanno cercando di accelerare e stanno anche studiando strategie che consentano di fare partire in tempo i primi lavori. Ma così si è costretti ad arrampicarsi sugli specchi e ad arrangiarsi, mentre il resto d’Europa fa le cose in maniera lineare, soprattutto in tempo.

Inutile, poi, mentre proviamo le vertigini su questi viadotti di Giostra, pensare alla Ragusa-Catania. Anche il presidente Ciucci allarga le spalle, rassegnato: «Noi come Anas non c’entriamo più, ma quando incontrammo i responsabili delle imprese che si erano aggiudicate il project financing ci avevano detto che qualcosa non filava».

Già. Passati anni prima di arrivare all’appalto, ora nessuno è disposto a mettere né i 450 milioni previsti, e manco la metà su quell’opera, tanto meno le banche. Non ci resta che ammirare mezza Sicilia da queste rampe e un pezzo di Italia di fronte, la Calabria. Se ci fosse il Ponte oggi salderebbe due deserti. O quasi.

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