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Quando ero militare, 27° puntata (sottotitolo: Noto e l'arancino più buono del mondo)

Dopo la notte passata all'aperto nel cortile della Caserma Abela di Ortigia, come se fossimo in una "arena" immersi nel film "sognando sotto le stelle", fummo caricati (sempre come fossimo del bestiame) sui camioncini militari e, scortati dalle Jeep, arrivammo a Noto, quella destinazione "segreta" che non potevano dirci prima chissà perchè, come se stessimo andando a prelevare o custodire dei segreti militari di importanza e di rilevanza nazionale.
Arrivati a Noto siamo stati "spalmati" nei vari seggi elettorali, ed io venni indirizzato al Corso Vittorio Emanuele, cioè la via principale di Noto, lì dove si possono ammirare i palazzi più belli, le chiese più belle, insomma dove Noto mostra il meglio di sè.
Il nostro compito? Quello di proteggere e vigilare sui seggi elettorali, in tuta mimetica, anfibi, ecc, ma con quei fucili che si inceppavano sempre; e del resto "l'uomo della strada" non lo sapeva che i fucili si inceppavano.
Certo l'impressione di una certa protezione la davamo, e le persone che venivano a votare ci salutavano con grande rispetto, già solo per il fatto che eravamo "buttati lì" per diversi giorni.
In quei giorni girai Noto in quasi tutte le sue vie, e viuzze, ammirando tutto ciò che c'era. Oggi dico a me stesso "peccato che in quel tempo non avevamo i cellulari di oggi, avrei potuto fare tantissime fotografie".
Siccome, come ho scritto all'inizio di questa scorribanda di post su "le mie caserme", io il militare non lo volevo fare proprio, e siccome ero lì come caporale e dovevo sovrintendere sugli altri soldati semplici, in quei giorni andavo girando da un seggio elettorale all'altro con la scusa di rapportarmi con gli altri caporali.
In quei giorni mi dilettai a confrontare le granite di mandorla e le brioches (in catanese "a brioscia") dei vari bar, con quelle di Acireale, città nota per la pasticceria ed ancor oggi spesso ineguagliabile.
Un giorno incontrai un vecchietto, ricurvo su sè stesso, che mi fermò, mi fece il saluto militare, al quale risposi, mettendomi sull'attenti, e mi disse che lui era stato per una trentina d'anni un maresciallo dell'esercito e che ne aveva viste "di cotte e di crude". Mi raccontò la sua vita da militare, ma anche quella da pensionato dell'esercito.
Siamo stati insieme a parlare forse più di un'ora, ma quando io dissi che dovevo andare al seggio elettorale per il pranzo lui mi disse "non prima di farle assaggiare una cosa".
Mi portò in un baretto "di due lire", come si dice per sminuire un locale a cui non si dà importanza, e mi offrì un arancino di cui ancora ricordo la panatura, la croccantezza ed il sapore: insomma l'arancino più buono del mondo.
Quell'arancino fritto qualche minuto prima per me divenne il paragone "a vita" di tutti gli altri arancini, ma soprattutto il ricordo di un vecchietto che senza conoscermi mi accolse in una piccolissima porzione della sua vita, regalandomi un ricordo impresso per sempre nella mia mente.

... domani continua ...

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