Passa ai contenuti principali

Sulla fatturazione elettronica, 3° puntata

Da ieri, ormai, è obbligatoria l'emissione della fattura elettronica, spauracchio dei più.
Anche io avevo visto la fatturazione elettronica come una cosa molto complicata anche se, sicuramente, si sarebbe potuta rendere molto più snella.
In realtà "studiandoci" un pò la fatturazione elettronica non è poi quel mostro che sembrava, debbo ammetterlo! Di mostro rimane il Metafert ed il WebPSA ...
Nella prima "puntata" avevo scritto che ci sono sistemi a pagamento e sistemi elettronici.
Descriverò brevemente i sistemi a pagamento oggi, perchè voglio lasciare più spazio per la descrizione di quelli gratuiti, che spero vengano utilizzati da molti.

I sistemi di fatturazione a pagamento consentono di effettuare la fatturazione tramite un apposito software o tramite una piattaforma web, all'interno dei quali inserire i propri dati, i dati del cliente, la descrizione oggetto della fattura, l'importo imponibile e l'eventuale percentuale delle casse di previdenza, o eventuali rimborsi spese non soggetti a tassazione.

La conservazione delle fatture emesse avviene nel server della società con la quale si stipula il contratto e le fatture vano conservate per 10 anni.
Ne consegue che ... praticamente uno "si sposa" con il gestore delle fatture elettroniche.
Il costo dei servizi a pagamento è variabile e discende anche dalle quantità di fatture emesse/ricevute, e dallo spazio che si occupa sul server.

Ma quanto costano questi servizi, è la domanda "pratica" che viene posta sempre?
Da poche decine di euro a centinaia di euro all'anno; da 24,00 a 500 euro/anno + IVA, a seconda del numero di fatture da gestire e conservare.
Ci sono una miriade di società, quali Aruba, Namirial, Danea, Infocert, Archivist, Fattura PA, Fatture in Cloud, Register, e potrei stare qui a scrivere per ore ed ore, tutte ottime società, ed ognuna delle quali con un proprio sistema; le società che propongono il servizio sono veramente centinaia e centinaia.

Qualora si voglia, quindi, aderire ad un servizio a pagamento, si dovrà tener conto di queste variabili, che incideranno ovviamente sul prezzo d'uso annuale del servizio stesso:
- canone annuo "flat"
- canone annuo "a consumo" (per ogni fattura emessa/ricevuta)
- costo dei "rinnovi annui"
- numero di fatture incluse nel canone "flat"
- numero Gb di spazio sul server per la conservazione decennale delle fatture

Prima, quindi di decidere se utilizzare un servizio gratuito o a pagamento, e prima di effettuare la sottoscrizione di un servizio, spinti dalla necessità di mettersi in regola, controllate bene quale sia il servizio che più vi si addice, perchè poi rischiate di "sposarvelo".

In ultimo oggi vorrei ricordare quali sono i servizi che dovrete avere per la fatturazione elettronica:
- creazione fatture
- invio fatture
- registro anagrafiche clienti
- caricamento fatture in formato XML
- ricezione fatture in formato XML
- conservazione decennale delle fatture

... domani continua ...

Commenti

Post popolari in questo blog

Saldo PAC 2018

Nonostante le rassicurazioni da parte di Agea sul pagamento di quasi tutte le domande del premio PAC 2018, continuo a ricevere moltissime segnalazioni di mancati pagamenti; forse quelle istanze sono "a controllo", o forse sono con anomalie ai fascicoli aziendali. Metto a  disposizione questo post per i commenti dei moltissimi lettori che utilizzano il blog per scambiarsi informazioni.

Saldo PAC 2018

Maggio, e poi giugno. Ed entro fine giugno andrebbero pagati tutti i premi PAC, mentre c'è ancora chi attende l'acconto, ed infatti continuo a ricevere messaggi da agricoltori da mezza Italia. Rifaccio questo post per dare la possibilità ai lettori del blog di continuare a scambiarsi informazioni.

Niente IMU sui fabbricati rurali collabenti, lo dice la Cassazione

Finalmente si mette la parola "fine" alle "liti" che sorgono fra i Comuni che richiedono l'IMU anche sui fabbricati collabenti, o comunque non utilizzabili. La Corte di Cassazione con la sentenza n. 10122 dell'11 aprile 2019, che trovate per intero qui sotto in formato grafico, dice no al pagamento dell'IMU, ma dice pure che questi immobili degradati, collabenti o ruderi, per non pagare l'IMU devono comunque essere iscritti al Catasto. Unico neo di tutta la vicenda, però, è che il patrimonio edilizio rurale "va a farsi benedire", poichè moltissimi sono gli edifici che pur non essendo utilizzati godevano di buone condizioni statiche e di manutenzione, ma sono distrutti, proprio a casa della imposizione fiscale dell'IMU, una delle tasse più ingiuste e care che il Fisco si sia inventato.