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Il teleriscaldamento

Sul quotidiano LA SICILIA di ieri trovate una intervista che mi ha fatto Andrea Lodato, relativa al "teleriscaldamento".
Per chi non l'avesse letta la ripropongo qui sotto.
Una Opportunità anche in Sicilia
Mini-centrali termiche con residui di legnami per produrre l’energia - di Andrea Lodato
CATANIA. Che cosa può cambiare in senso positivo nella cultura di chi vive il nostro territorio? Quali sono gli esempi che si possono seguire e che, partendo da esperienze realizzate in aree assolutamente rispettose di ogni vincolo e di ogni norma, possono contribuire a fornire anche sviluppo economico?
Restando con la testa alla montagna, per esempio, ma naturalmente vale per qualsiasi tipo di zona, sono sempre di più i soggetti pubblici e privati che utilizzano il cosiddetto teleriscaldamento. Che cosa è e come funziona? Ce lo spiega l’agronomo Corrado Vigo, che ha già parlato nel nostro reportage in passato dell’importanza di tornare a curare le campagne e di utilizzarle al meglio.
«Il teleriscaldamento per i nostri territori è una innovazione, ma se ci spostiamo in Trentino, ad esempio, viene utilizzato da tantissimi anni. Lo stesso avviene in Emilia Romagna ed in Piemonte. In pratica i Comuni realizzano delle mini centrali termiche che vengono alimentate da residui vegetali, nelle zone montane sono essenzialmente residui della lavorazione del legno. Dalla centrale il calore prodotto con la combustione dei residui, o dei sottoprodotti, viene trasferito alle case dei cittadini attraverso delle condotte sotterranee, e quindi attraverso degli scambiatori di calore, da accoppiare agli impianti di riscaldamento già esistenti».
Ma quali vantaggi può portare anche dalle nostre parti sposare questa cultura dell’energia alternativa?
«Immaginiamo il risparmio per il cittadino, immaginiamo l’affrancamento dai Paesi petroliferi, immaginiamo di poter riscaldare le nostre case con un costo/calore di circa il 10% di quello attuale. Se tutto ciò lo immaginiamo con un costo di costruzione delle centrali di riscaldamento pari a zero, considerando la disponibilità dei fondi per l’efficienza energetica dedicati ai comuni, e se lo immaginiamo in una microeconomia locale, beh il gioco è fatto».
Naturalmente per battere questa strada bisogna conoscerla, ci vogliono competenze ed esperti.
«Noi agronomi (e forestali) potremmo indicare agli agricoltori la strada da seguire per coltivare essenze forestali ripullulanti, e loro ricominciare a coltivare zone ormai abbandonate. Insomma tutto il territorio ne beneficerebbe. Un nuovo tipo di economia si rimetterebbe in moto per tantissime categorie professionali e produttive. In questi casi copiare dagli altri, in sostanza è solo positivo».

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