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La follia della ritenuta d'acconto

Ritorno sul folle adempimento che tutti noi professionisti subìamo ogni anno: LA RITENUTA D'ACCONTO.
Lo Stato ci trasforma in Ispettori e Vigilatori Fiscali.
Quando emettiamo una fattura sull'imponibile aggiungiamo una percentuale del 2%, relativa alla Cassa di Previdenza e l'IVA, ancora del 21%.
Poi per il saldo della stessa scorporiamo il 20% dell'imponibile che è la RITENUTA D'ACCONTO.
Cosa succede? Una serie di cose "belline belline":

  1. Lo stato trattiene quel 20% anche per oltre un anno e mezzo prima del naturale versamento. Ad esempio: in una fattura emessa a gennaio la ritenuta d'acconto viene operata a febbraio, cioè pagata a febbraio, ma noi nella denuncia dei redditi possiamo utilizzare quell'importo nel giugno/luglio dell'anno successivo.
  2. Se il cliente, che diviene a tutti gli effetti un sostituto di imposta, non opera il pagamento, per vari motivi, innanzi tutto noi non possiamo ottenere l'anno dopo la certificazione del pagamento e di conseguenza non possiamo defalcare l'importo dal pagamento delle tasse, ma è da sottolineare che in questo caso non avendo riscosso quell'importo lo versiamo "di tasca".
  3. Se il cliente non ha operato il versamento a tempo debito ... dopo nemmeno un anno dalla denuncia dei redditi nostra, e quindi da due a tre dal mancato versamento, l'Agenzia delle Entrate non effettua l'operazione "recupero" al cliente "moroso", ma direttamente a noi ... che "non abbiamo vigilato" sulla effettuazione del versamento stesso. Dovremmo., quindi, divenire dei "vigilatori fiscali"!
  4. L'Agenzia delle Entrate, perciò, persegue chi ha emesso la fattura e non chi ha omesso il versamento, addebitando anche sanzioni ed interessi che ... di fatto spetterebbero a chi ha omesso il pagamento e non a chi ha emesso la fattura.
Forse sarebbe da chiarire al FISCO l'esattezza del verbo emettere e del verbo omettere ... che vede "imputati" due soggetti diversi!

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