mercoledì 8 aprile 2015

Sull'aumento di percentuale di succo di arance nelle bibite

In questi giorni divampa la polemica sull'aumento di succo di arancia da utilizzarsi nelle bibite, percentuale innalzata dal 12% al 20%.
Su Sicilia Agricoltura un lungo articolo con una nota del Citrag (clicca qui).
In realtà non si parla di succo di arancia tal quale, ma si discute di un innalzamento della percentuale di succhi ... dal 12% al 20%.
E ritengo assai corretta l'analisi del Citrag sulla vicenda, circa le arance rosse. Le bibite "all'arancia" sono una cosa, i "succhi" sono un'altra cosa.

E nelle "bibite" (o bevande) spesso nemmeno ci viene detta la provenienza delle arance, ma l'analisi del Citrag sui prezzi delle arance per industria non è corretto, poichè assistiamo ad un prezzo di conferimento più basso di quello indicato, prezzo che per le arance bionde non supera quasi mai i 0,09 euro/chilo; così come non è corretta l'analisi (secondo me) delle quantità di arance bionde "non riscontrabili nel mercato interno". Le arance ci sono, ed anzi destinare all'industria (ma con prezzi remunerativi) più quantitativi sarebbe un toccasana per i prezzi sul mercato del "fresco".
Il problema, invece, (sempre secondo me) è un altro: i succhi che arrivano "via Rotterdam" dai paesi del sud America o dall'America stessa, hanno prezzi assai più bassi di quanto indicato dal Citrag, e gli industriali di "bibite" o "bevande" utilizzano, ed utilizzeranno, sicuramente quelli per innalzare la percentuale dal 12% al 20%: è inevitabile!
Quindi in quest'ultima considerazione il Citrag ha perfettamente ragione.
Forse sarebbe stato bene introdurre, a livello Europeo, una norma che imponesse l'uso di succhi di origine interna; ma coiò contrasterebbe con la globalizzazione (selvaggia) a cui siamo sottoposti.
Ma faccio un pò di domande:
1 - siamo sicuri che nelle bibite (o bevande) col 20% di succo vengano utilizzate le nsotre arance?
2 - abbiamo una tracciabilità evidente di quale succo viene utilizzato?
3 - è mai possibile vedere bibite con "solo" il 12% o il 20% di succo (che costa davvero poco) a prezzi stratosferici?
4 - è mai possibile vedere bibite "rosse", ma nelle quali il rosso è un colorante di sintesi, o naturale (rosso di cocciniglia)?
5 - è mai possibile che in tutta Europa troviamo succhi di arancia rossa (al 100%), quindi nella linea frigo, a prezzi esorbitanti, ma qui le industrie pagano questo prodotto a soli 9-12 centesimi al chilo, ed in annate particolari fino a 15 centesimi al chilo?

Insomma ... la vicenda è assai complicata e controversa, ma il Legislatore spesso fa autogol per la totale assenza di comunicazione con le basi produttive, sia agricole che industriali.
Però ... le due basi produttive ... non si parlano nemmeno loro!!!

E nel frattempo sono gli agrumicoltori a soffrire; quest'anno con poca produzione e prezzi sostenuti, infatti, fra due gelate, tre/quattro grandinate, il vento, le piogge continue ... ecco che ... il bilancio si chiude ancora una volta in forte passivo, eccezion fatta per chi è riuscito a raccogliere precocemente!

2 commenti:

  1. Caro Corrado, secondo me il punto (o il problema) e' un altro.
    I produttori di bibite hanno "negoziato"una piccola quantita' (12 o 20 % non fa differenza) per dire che le loro bibite sono salutari.
    Secondo me si dovrebbe far capire al consumatore che da un lato c'e' il SUCCO di frutta con frutta al 100% E CHE QUESTO E' SALUTARE.

    Tutto il resto non conta. Una bibita con il 12 o il 20 % di succo e' comunque una bibita.

    Io trovo assurdo che si trovino nei supermercati confezioni che si dichiarano succo di frutta e poi leggi gli ingredienti e sono : 30% acqua, zucchero e poi finalmente succo .

    Ci vorrebbe una campagna che spieghi il succo di frutta deve essere al 100% succo e che il resto e' bibita.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A parte l'anonimato, condivido in pieno quanto scrive mister X. Purtroppo fare una campagna d'informazione è più facile a dirsi che a farsi, in quanto occorrono non pochi soldini per farla seriamente, e quando si tratta di trovare fondi, purtroppo di questi tempi l'impresa è ardua.

      Elimina