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domenica 3 giugno 2018

Gli agrumeti abbandonati, 4° puntata

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Altro grande problema, che inevitabilmente assieme ai prezzi di vendita (da elemosina) porta all'abbandono degli agrumeti: i costi di produzione.
E riguardo a questo elemento si deve fare un distinguo: i costi di produzione veri e propri e quelli derivanti dalla tassazione.
Oggi accennerò ai costi di produzione veri e propri, e domani a quelli delle tasse.


Perchè ci lamentiamo tanto dei costi di produzione?
Innanzi tutto i fertilizzanti, qualunque essi siano, costano mediamente il 25-30% in più rispetto ad una delle regioni in maggior concorrenza nostra, ovvero la Spagna. E non scrivo dati così, per sentito dire, ma dati che ho verificato personalmente, e che sono stati oggetto di discussione in Commissione Europea.
Poi i prezzi dei prodotti fitosanitari: anche in questo caso i prezzi di qualunque formulato commerciale è sproporzionato rispetto all'utilizzo dei vari principi attivi in esso inseriti.
Il costo dell'energia elettrica: il costo/Kwh finale oscilla fra i 25 ed i 33 centesimi di euro, a seconda del contratto stipulato con i vari operatori, ma lo stesos costo spagnolo non supera i 13/15 centesimi di euro a Kwh.
Il costo degli operai: un operaio costa da 50 a 65 euro/giorno, ma non finisce qui. Al costo puro della manodopera si deve aggiungere il costo relativo alla previdenza ed alla assistenza, all'incirca 11/12 €/giorno. Oltre a ciò, dai primi degli anni '2000, i datori di lavoro sono stati gravati del costo delle ritenute, un tempo a carico dei lavoratori, che incidono per circa 12,00 €/giorno.
Così un operaio costa all'incirca 70/85 euro al giorno, a fronte di un operaio spagnolo che costa, tasse comprese, 50/55 euro al giorno.
Il gasolio agricolo, di tipo agevolato, è quello che incide di meno, ed anche in questo caso, però la spagna ci batte: il costo di questo elemento è inferiore di un 10/12%.
I costi relativi alla sicurezza, che vanno dal costo delle visite mediche per ogni operaio da assumere, ai dispositivi di protezione individuale; costi aggiuntivi, esasperati, che vengono caricati al datore di lavoro, senza che si possa caricare, invece,, gli stessi sulle produzioni.
Chi non dispone di fonte irrigua propria, poi, deve acquistare l'acqua, elemento essenziale per la produzione degli agrumi, che sono una coltura "ad alto consumo idrico".
Ebbene alcuni acquistano da pozzi privati, o mini consorzi irrigui, l'acqua per irrigazione, al costo che oscilla da 20,00 a 35,00 €/ora, altri la acquistano dai Consorzi di Bonifica, e quando arriva costa troppo. Basti pensare che in alcune contrade del lentinese, per effetto di vari sollevamenti, il costo è lievitato negli ultimi sei/sette anni da 250,00 euro/ettaro a ben 750,00 euro/ettaro.


A tutto ciò, poi, si aggiungano i costi relativi ai furti, di mezzi ed attrezzature, ma anche delle produzioni.

... domani continua ...

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