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Sulle vacanze in montagna


Comprendo che la chiusura degli impianti da sci ammazzi una enorme fascia di attività economiche, che non è solo quella dei gestori degli impianti di risalita, ma è fatta dagli albergatori, dai ristoratori, dai negozianti, dai proprietari di case e di strutture ricettive, insomma da tutti coloro che gravitano attorno ad una "industria della natura", compresi i maestri di sci e i negozi di articoli sportivi.
Una enorme massa di persone e di aziende che vedono azzerare l'attività nella quale hanno investito denaro e con dalla quale traggono il loro sostentamento.
E penso pure a tutti coloro che hanno rinnovato le loro strutture ricettive, facendo mutui, che adesso non possono pagare non avendo incassi.
E l'attività economica che si ferma è fatta anche dagli aerei/treni che le persone utilizzavano per andare in settimana bianca, o delle compagnie i noleggio auto.
Insomma un esercito di persone che "resta a guardare", fra l'altro in un anno in cui le nevicate sono arrivate abbondanti per tempo.
E penso tutto ciò dovendo rinunciare alle mie due settimane bianche, che ormai facevo da anni ed anni, compreso a quella rinunciata a fine febbraio scorso, all'inizio della esplosione della pandemia.
Era un momento per staccare dal tran tran quotidiano, per respirare aria pura, per godermi mia figlia sulle piste da sci ... e per fare l'unico sport che mi piace fare.
E, però, il rischio assembramento e contagio esiste eccome, on solo alla base degli impianti di risalita, ma anche nelle ovovie e nei locali di ristoro.
Quindi, comprendo che c'è una masse enorme di persone la cui attività economica viene ammazzata, ma che non verrà risarcita da promesse fantasma del nostro governo.

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