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Quando ero militare, 24° puntata (sottotitolo: l'inviato speciale ... alle poste)

A Catania eravamo in tutto una ventina di soldati, ed uno di questi era addetto alle Poste, cioè ogni giorno usciva per andare al Distretto Militare per consegnare e/o ritirare documenti; inoltre aveva il compito di andare all'Ufficio Postale a ritirare o spedire le raccomandate.
Questo ragazzo usciva alle 8.30 e non lo vedevamo più durante il giorno, ma solo la sera, al rientro.
Così un giorno gli chiesi dov'è che andava tutto il giorno.
Lui candidamente mi disse "con questo incarico esco, vado in motorino al Distretto, in mezz'ora sbrigo tutte le cose che ho da fare, poi vado alla Posta, e massimo alle 10.30/11.00 sono libero; torno a casa e rientro la sera".
E lui ogni giorno faceva questo.
Certo gli uffici postali nel 1985 non avevano il carico di lavoro di adesso ed inoltre ce n'erano stranamente molti di più, quindi il lavoro veniva "spalmato" su più uffici periferici.
Accadde che questo commilitone era in licenza, così mi venne la curiosità di provare "l'ebrezza" di fare per un giorno "l'inviato speciale" alle Poste.
Mi proposi al tenente colonnello e ... uscii dalla caserma con tre raccomandate da fare ed alcuni plichi per il Distretto Militare.
A bordo della mia Panda 30, quella bicilindrica con le balestre posteriori, mi recai al distretto, fra i sobbalzi per le "scaffe" e il traffico della città.
Arrivato al Distretto Militare in effetti lì impiegai veramente poco tempo, consegnai i plichi e ne ritirai altri in nemmeno una ventina di minuti, "quattro timbrate" e via.
Uscito dal Distretto Militare notai che lì non segnavano in nessun posto l'orario di arrivo e quello di uscita, perchè questo spostamento veniva inquadrato fra le attività ordinarie di caserma, bastava mostrare il "pass" ricevuto al Consiglio di Leva e Selezione, con tanto di timbro e firma del Tenente Colonnello.
Mi recai al primo ufficio postale che incontrai per la strada, ed anche lì per fare le tre raccomandate impiegai poco tempo, anche perchè l'ufficio postale era semi deserto.
A quel punto il dilemma: torno a casa e rientro stasera in caserma, o rientro adesso?
Il dilemma, però, durò pochi secondi, perchè visto che non avevo un orario di rientro imposto, feci esattamente come faceva l'altro commilitone, del resto uno delle prime cose che si pensava ogni giorno quando si faceva il servizio militare era quello di tornare a casa.
Tornai a casa, in divisa però, e pranzai lì. Ovviamente nel pomeriggio andai allo studio Sardo e ... rientrai in caserma la sera, dopo essere tornato a casa ed aver cenato lì.
Rientrato in caserma tutti mi chiesero dove fossi stato tutto il giorno, ed io "alle Poste", e qualcuno "tutto il giorno?" ed io "c'era una confusione ..." e qualcuno disse "raccumannatu!", ed io risposi "perchè tutti noi che siamo qui, non siamo raccomandati?".
Ecco che spunta Paolo Fai ... che in valtellinese dice "io no!".

Ma questa la racconto domani.

... domani continua ...

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