Passa ai contenuti principali

Quando ero militare, 29° puntata (sottotitolo: Andrea Grassi, l'incontro con il milanese)

Faccio un salto indietro, ovvero quando ero a Palermo, e nei fine settimana andavo e venivo da Catania o con Fabrizio Poidomani o con l'autobus.
Gli autobus non erano quelli di adesso, quelli degli anni '80 erano pur sempre autobus più comodi di quelli di linea cittadina, ma certamente non erano quelli confortevoli di oggi.
Sul marciapiede dico al conducente "lo zaino dove lo metto?" E lui "ubbiassi 'dda sutta!" (traduzione "lo metta giù"; ed io "ma è chiuso". Lui "ubbiassi 'ddà sutta, ca poi vegnu jui e rapu" (traduzione "lo metta giù; poi arrivo io ed apro il portellone").
Ubbidii, tanto nello zaino c'erano solo vestiti di cambio puliti, da portare con me a Palermo.
Appena salito l'autista mi fa "u bigliettu l'avi?". "Certo", risposi e lo tiro fuori dalla tasca; lo mostro e lui "s'assittassi" (traduzione "si sieda pure").
Mi faccio spazio fra le persone che cercavano di stipare negli spazi angusti sopra i sedili delle valigie immense e finalmente trovo un posto vuoto, con posizione corridoio. Al posto finestrino c'era un ragazzo.
L'autobus partì dalla stazione di Catania e fra le scaffe e i clacson di una Catania immersa nell'ingorgo di domenica sera, riuscimmo ad uscire dalla città.
Dopo qualche minuto con quel ragazzo seduto vicino a me ci siamo messi a  parlare; lui accento milanese, io catanese - acitano.
Gli chiesi che ci faceva, lui milanese, in quel bus di pomeriggio, quel bus che sapeva di catanese, che sapeva di palermitano, e lui mi rispose che abitava a Catania in una residenza, ma andava a Palermo a studiare musica. Suonava il clarinetto, che peraltro aveva con sè.
Il suo nome? Andrea Grassi. Cognome che sembrava siculo, ma non lo era per niente.
Conobbi così Andrea Grassi, e nelle lunghe due ore e mezza che il bus impiegò per arrivare a Palermo parlammo di tante cose, per ingannare il tempo. Arrivati a Palermo ci salutammo, e basta.
La settimana successiva rieccolo lì, nel bus per Palermo. Ci sedemmo nuovamente vicini e anche lì parlammo del più e del meno, fino a Palermo, dove ci salutammo cordialmente.
Poi non ne seppi più niente, del resto era una persona incontrata per caso, e che pensavo di non incontrare più nella mia vita.

Il resto lo racconterò in un'altra puntata, proprio alla fine, dopo il congedo ... 


Commenti