Dopo nove mesi di attesa nell'albero e dopo nove mesi di dolce altalenare era arrivata la mia ora; sentivo gli operai che arrivavano; le cuginette mi dicevano - ci rivediamo al Nord - .
L'attesa era finita.
Sarei stata raccolta da una mano gentile e vellutata, posata in una rossa cassetta, proprio adesso che il mio viso si avvicina a quel colore.
Poi sarei stata lavata, cerata, resa più appariscente. Infine un lungo tragitto mi avrebbe portato al nord per essere finalmente ammirata più di quanto lo fossi qui. Ma mentre le mie cuginette sparivano in quella cassa, proprio nel momento in cui l'emozione era ai massimi livelli, ecco che l'uomo che mi avrebbe dovuto cogliere viene richiamato perchè tutto si blocca.
È arrivato il ciclone Harry.
Passano i giorni, ed il dondolare con il gelido freddo non mi piace più L'attesa si fa lunga. Due giornate di freddo indeboliscono la mia pelle, che è tanto sensibile da subìre delle lesioni. Due giorni di vento, poi, fanno sì che il tenero ramo non ce la fa più a tenermi e ... scopro di saper volare, scopro di ... - SPLASH- essere caduta per terra. Mi sono ferita. Esce sangue da una larga ferita.
Non farò più parte delle arance che viaggeranno verso il Nord Italia. Sono rimasta sola, a terra. Non potrò mai compiacermi del lungo viaggio che mi aspettava. Ma fra un coniglio ed un ratto che vogliono approfittare della mia ferita ascolto un lungo pianto: è quello di chi ha permesso che nascessi, crescessi e che sperava potessi finire su di un piatto per essere sbucciata.
E' il pianto di mio papà. L'ho deluso. Ma non è colpa mia. È stato Harry, che non ha permesso di raccogliermi! Addio papà. Addio speranze!
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