02 maggio, 2021

Quando ero militare, 21° puntata (sottotitolo: quando sognavi le pale antigelo della piana di Catania)

Desiderare le pale antigelo si può? Si, si può!
Nella nostra camerata della caserma di Catania non esisteva alcun tipo di riscaldamento e gli infissi erano quelli in legno senza doppi vetri e con alcuni centimetri fra le due ante, per cui d'inverno la temperatura scendeva molto. 
Quando si alzava il vento, poi, dentro la camerata si poteva anche cercare di far alzare qualche aquilone, o provare il parapendio.
Inoltre anche i bagni erano senza acqua calda. Sì c'era solo l'acqua fredda; così la barba me la facevo la sera a casa, perchè quando me la facevo in caserma con l'acqua a 3/4°C mi sembrava di zappare sul viso con il rasoio.
Durante l'inverno, quindi, mettevamo le coperte in molti "strati", che nemmeno in una teglia di lasagne o di parmigiana riusciamo ad immaginare.
E se nella camerata soffrivamo il freddo, quando eravamo di guardia all'ingresso della casermetta ecco che il freddo si sentiva anche di più.
Ci sentivamo tutti dei "piccoli Gesù Bambino", al freddo ed al gelo ...
Quella piccola stanzetta, realizzata con dei pannelli di plastica instabili, tenuti in piedi da elementi in alluminio anodizzato (stile anni '70), era una specie di freezer.
Non credo che gli ufficiali si siano mai posti il problema, nonostante le nostre lamentele.
Quella stanzetta nemmeno nelle peggiori stalle autocostuite, nemmeno nelle peggiori "mannere" della piana di Catania ...
Con noi c'era un medico di Lentini, il dott. Aldo Gula, che nonostante la mole corporea, ogniqualvolta faceva la guardia ritornava la mattina seguente in camerata stravolto in faccia, con i capelli (quei pochi che aveva) "ognuno per i fatti propri", e ritornava portando con sè "ettari ed ettari" di coperte, nelle quali si autoavvolgeva a mò di crisalide, cercando di passare la notte al calduccio.
Ogni volta Aldo Gula rientrava svegliando tutti, quasi come una punizione per chi era rimasto in camerata, dicendo in continuazione "sugnu unchiu di friddu" (traduzione: sono "pieno" di freddo").
Il suo accento lentinese amplificava le sue parole, ma non aveva alcun conforto e "calore" nemmeno nei bagni dove l'acqua calda non esisteva; quindi l'unico conforto era quello di passare da 3/4°C del locale guardia ai 6/7° della camerata.
Alcuni dei commilitoni dormivano con gli anfibi ai piedi, vestititi con la tuta mimetica ed il golf pesante, avvolgendosi alle coperte fornite dall'esercito.
In queste notti, e sono state tante, sognavo una bella pala antigelo, di quelle disseminate alla piana di Catania, quelle che a quel tempo erano in perfettamente funzione.
Di converso, però, gli uffici erano provvisti di termosifoni, collegati all'impianto della caserma Sommaruga.

... domani continua ...

1 commento:

  1. Uhh! ma eravate a Catania... non in provincia di Udine "signorine".
    A vent'anni si deve essere massicci e incazzati e non ci si fa intimorire da un po' di fresco 😂😂😂

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