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Quando ero militare, 25° puntata (sottotitolo: Paolo Fai, dalla Valtellina con furore)

Con oltre mille chilometri in linea d'area Paolo Fai era il commilitone "per nulla raccomandato" della nostra caserma.
Lui proveniva dalla Valtellina, e nella sua famiglia gestivano alcuni TIR di trasporto merci, almeno così raccontò.
Paolo stava permanentemente in "drop", e non usciva quasi mai nelle ore di permesso pomeridiano/serale.
Unica sua attività serale era ogni tanto andare a mangiare la pizza, perchè ci diceva che da lui così buona non l'aveva mai mangiata.
Poi "impazzì" per la rosticceria catanese, si innamorò prima degli arancini, ma era "pazzo" delle cipolline. E la rosticceria catanese divenne la sua passione.
Ma restava sempre in zona; usciva in drop andava a prendere qualcosa e rientrava in caserma a mangiare.
Paolo era silenzioso, stava quasi sempre in disparte, ma ci faceva grandi cortesie, ovvero faceva lui al posto nostro le "guardie", ma voleva solo che gli portavamo una pizza o un paio di pezzi di rosticceria.
Un giorno il tenente colonnello che era il suo diretto superiore lo sgridò, e lì Paolo cominciò a parlare in dialetto, che nessuno comprese ed il tenente colonnello gli disse "cecca di parrari in italiano" (traduzione "cerca di parlare in italiano"), ma glielo disse in siciliano e lui, con accento valtellinese rispose "mica l'ho capito che mi voleva dire", un colpo di tacchi ed andò via.
Il tenente colonnello gli gridò dietro, sempre in siciliano, "veni ccà, annunca non ti fazzu nesciri cchiui!" (traduzione "vieni qua, altrimenti non ti faccio uscire più).
Ma Paolo Fai rispose, sempre in valtellinese "e tanto chi esce qui, che vengo da mille e più chilometri?".
Per Paolo la vita di caserma continuò così fino al congedo, e con noi sempre gentilissimo.
Noi lo soprannominammo "il meno raccomandato di tutti" e gli dicevamo sempre "Paolo che cxxxo ci Fai qui".

... domani continua ...
 

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